Giustizia c’è, non bisogna demordere. 

 Finalmente la Giustizia, con la G maiuscola, si sta accorgendo degli irreparabili danni portati dall’esposizione all’asbesto, all’amianto ed alla tremolite e sta riconoscendo quanto spettante ai soggetti coinvolti.

Infatti il Tribunale di Ivrea, con una sentenza emessa negli scorsi giorni, ha condannato Telecom Italia S.p.A. a risarcire gli eredi della sig.ra Franca Lombardo -deceduta nel 2007 a causa di un mesotelioma pleurico, contratto dopo avere lavorato in un capannone del complesso industriale dell’Olivetti nel quale si adoperava talco contaminato da tremolite d’amianto- con la somma di un milione e trecentomila euro.

Ciò è stato possibile in quanto Telecom ha incorporato Olivetti S.p.A. ed ha quindi assunto tutti gli obblighi , compreso quello di risarcire i soggetti danneggiati- che sarebbero stati di competenza della seconda società. 

Si tratta di una sentenza pilota, in quanto non solo  è stato ancora una volta riconosciuto il nesso causale tra l’esposizione all’amianto (o all’asbesto, o alla tremolite, tutti elementi adoperati per il medesimo fine  e tutti aventi gli stessi effetti dannosi) e la malattia successivamente insorta nel lavoratore espsoto, ma è anche stato definitivamente stabilito che il  soggetto giuridico tenuto al risarcimento del danno è la Telecom, società sicuramente solida e dotata di un capitale tale da poter far fronte a quanto è stata condannata in sentenza.

Ciò, inoltre, sta a dimostrazione del fatto che intraprendere un’azione civile, qualora ne sussistano i presupposti, può portare con sufficiente certezza a vedersi riconosciuto il giusto risarcimento.

Ma che cosa si può chiedere al Giudice civile?

Innanzitutto il risarcimento del cd. “danno biologico”, vale a dire il risarcimento del danno derivato   dalla lesione dell’integrità fisica o psichica di una persona, da calcolarsi in termini percentuali proporzionali alla gravità della malattia; più alta è la percentuale, maggiore sarà l’importo dovuto a titolo risarcitorio, sulla base di determinate tabelle elaborate dal Tribunale di Milano.

A ciò si aggiungono poi il danno morale ed  il danno esistenziale, anch’essi liquidabili sulla base di parametri determinati e quindi certi.

C’è da tenere poi presente che le voci di danno sopra indicate non spettano solo al soggetto interessato in quanto  direttamente esposto alla sostanza tossica ma, nel caso di decesso di quest’ultimo, anche ai suoi eredi, come per l’appunto accaduto nel caso che si è voluto qui citare; gli eredi, inoltre, avranno diritto anche alla liquidazione del danno morale personale, a loro derivato per effetto del decesso del congiunto.

Possiamo quindi ritenere che la sentenza di Ivrea ha definitivamente accertato quanto abbiamo già da tempo affermato; vale a dire che il risarcimento per i danni derivati dall’esposizione all’amianto, alla tremolite ed all’asbesto è dovuto e che, per lo specifico caso dell’Olivetti, del risarcimento per  tale danno dovrà rispondere la Telecom.

Occorre però agire in fretta, per evitare che i diritti legittimi dei soggetti  interessati da questi tragici fatti possano cadere in prescrizione.

Del resto il P.M. Guariniello, nel commentare le motivazioni con le quali la  Corte di Cassazione ha assolto tutti gli imputati del processo Eternit ha da poco affermato, ed è un parere che deve essere di conforto e di incitamento ad agire per tutte le vittime: “Non bisogna demordere. Non è un’assoluzione. Il reato c’è”.

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